
Una
corretta lettura delle caratteristiche principali di Ragusa deve porre
all'attenzione due importanti fattori: il terremoto del 1693 e il rapporto
della città con il territorio circostante. Il terremoto perché
ha caratterizzato una ricostruzione bipolare della città : Ragusa
"supera" cioè la città dell'altopiano, quella di nuova urbanizzazione
post-terremoto, e Ragusa "iusu" cioè Ibla, riedificata quasi totalmente
sul vecchio impianto medioevale. Il rapporto città-territorio,
invece, permette di cogliere la prerogativa dei suoi abitanti, fortemente
legati alla cultura dell'ambiente per tradizioni contadine che traggono
forza e rilievo sin dal Quattrocento con l'istituto dell'enfiteusi. Questo
connubio ha determinato nei secoli una omogenea cultura e una forte indentità
della popolazione che è è oggi rappresentata come 'un'isola
nell'isola'. Le tracce di insediamenti nei dintorni della collina di Ibla
si datano dal III millennio a.C. e con maggiore continuità dai
secoli IX-VII a.C. La felice posizione geografica permette ai Siculi di
fondarvi una roccaforte a difesa del corso fluviale dell'Irminio. La "Hibla
Heraria" delle fonti lega il suo sviluppo alla colonia greca di Kamarina,
stabilendo legami economici e commerciali che le consentono di mantenere
l'indipendenza dai dominatori greci. Occupata prima dai romani e successivamente
dai bizantini (sec. IV), Ibla viene difesa da questi ultimi con una cinta
muraria. Dall'848 sotto il dominio degli arabi, la struttura del territorio
subisce una forte trasformazione: la campagna viene ripopolata e vengono
innestate nuove colture con nuovi sistemi di coltivazione. Nel 1091 Goffredo
il Normanno, figlio di Ruggero, secondo la tradizione, vi trasferisce
una colonia di cosentini, che si insediano alle pendici dell'altopiano,
fuori dalla città murata, dove altri quartieri si erano già
formati. Dal sec XIV la contea di Ragusa viene unita alla contea di Modica.
All'interno dello spazio urbano la città è occupata da numerosi
ordini religiosi. La concessione dell'enfiteusi a partire dal 1452, ad
opera del conte Cabrera, costituisce un'importante tappa per la trasformazione
del territorio e della città. Dal 1693, dopo il terremoto che devasta
la Sicilia orientale, Ragusa e Ibla diventano centri storici della stessa
città, costrette dalla geografia e dalla politica a convivere.
Il terremoto, qui come altrove in Sicilia, mise in evidenza problemi che
erano diventati pressanti: sovrappopolazione, isolamento rispetto ai nuovi
assetti del territorio, ricerca di nuove aree edificabili. Per sagomare
la nuova città occorsero vari decenni e altrettanti per completare
la ricostruzione di Ibla, dissanguata dall'emorraggia della popolazione
più dinamica.
Il limite tra i due centri è costituito dalla chiesa di S. Maria delle Scale, comprendendo nel territorio di Ibla i popolari quartieri che si trovano alle falde dell'altopiano.
Con la ricostruzione di Ibla nel corso del '700 e dell'800 si consolida un impianto più ricco di chiese e palazzi nobiliari, ma soprattutto più
armonioso nella sua architettura minore che satura tutte le aree modificabili, inglobbando anche i relitti delle vecchie mura di cinta. Il nuovo centro, invece, più povero di caratteri monumentali, si espande sull'altopiano.