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PRACCHIO: nel 1708, quindici anni dopo il terribile terremoto che aveva raso al suolo Catania, un’epidemia dimezzò l’ancora esigua popolazione catanese. A quei tempi la città era piccola, angusta e terribilmente sporca.Il quartiere del Carmine, sorto dopo il 1693 fuori la Porta di Aci, era detto pracchio appunto per la sua sporcizia.La situazione igienico-sanitaria sfuggiva di mano al Senato.Non si riusciva a porre un serio freno al dilagante sudiciume che a sua volta era causa di malattie, di epidemie.Il grave stato di cose indusse allora il Senato a <<fare reformare l’antiche o aumentare le norme che regolavano l’officio del Mastro di Mondezza>>, il quale, a sua volta, dipendeva direttamente da un Patrizio incaricato di controllare la situazione igienica della città.Il Mastro di mondezza aveva il diritto di <<promulgare bandi o comandamenti secondo le occorrenze>>.Le norme erano numerose e abbastanza esplicite.Ai cittadini fra l’altro era proibito di<<gettare sterco e mondezze per le pubbliche strade, ma appoggiarle alle proprie mura al fine di poterle trasportare fra il giro di giorni 15 nella nuova strada del Fortino; o pure nel fosso grande vicino al bastione antico di S.Barbara vicino la casa dé Teatini o altrove>>.Poi le regole di igiene e di polizia urbana divennero più drastiche e si estesero in altri settori: fu vietato, <<per l’incomodo e detrimento che apportano al pubblico della comune salute, la "retina" delle mule per le vie della città, nonché il vagare di porci, oppure far bagnare gli animali -cavalli o muli- in riva al mare>>.Il Patrizio, in sostanza, doveva vigilare affinché le bestie da carico non girassero per la città, ma si limitassero a percorrere le strade più corte per attraversarla. A cavalli e muli era, infatti, vietato<<passare di giorno per il Corso S.Filippo, piano di S.Agata, Quattro Cantonere>>, ed era invece fatto obbligo di <<andar correndo per la città>>.Un mestiere difficile quello della bestia, nel 700 catanese.