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CARCERE VECCHIO: prima che si costruisse il carcere tra le vie di San Giuliano e Ventimiglia e la Piazza Pietro Lupo, era utilizzato per custodire i detenuti il Castello Ursino; fu anche adibita a tale uso la vecchia casa del marchese di Raddusa, in piazza Duomo. La costruzione del carcere avvenne nel 1825; l’inaugurazione avvenne nel 1831. L’edificio, progettato dall’ing. Mario Musumeci, ubicato nella prosecuzione della via dei Quattro Cantoni (l’odierna via Antonio di San Giuliano), è un fabbricato massiccio a pianta quadrata e due elevazioni; dotato di 125 finestre, poteva ospitare 600 detenuti. Conserva tutt’oggi intatta la sua struttura originaria. Rimase carcere giudiziario per oltre un secolo. Dopo la cacciata dei Borboni, nella cella n.9 fu trovata questa frase, tracciata col sangue su una parete: "Mai ci siamo sentiti tanto liberi come ora che siamo in carcere per la libertà della Patria". Intorno al 1935, con il completamento della costruzione del nuovo carcere in fondo alla Via Ipogeo, quello di via di San Giuliano perdette, a causa degli ultimi eventi bellici, la sua primitiva funzione. L’edificio ha subito nel tempo lievi modifiche interne. Conserva nel resto le antiche strutture, persino le grate alle finestre. Sul timpano c’è un orologio; una lapide ricorda che l’edificio fu costruito con pubblico denaro sotto il regno di Francesco I di Borbone. E’ anche rimasta intatta la cappella alla quale si accede dall’ampio cortile interno.