Spettacolo: Parlo con te, ZO di Catania 19 Maggio ore 21

L’idea drammaturgica nasce dalla proposta, in fase laboratoriale, di scrivere alcune lettere indirizzate a svariati destinatari con i quali sentivamo la necessità di comunicare. L’analisi di queste lettere ha incoraggiando la voglia di ‘dire’ senza veli ciò che per varie ragioni personali conservavo dentro. Una drammaturgia figlia di quel genere di teatro dell’assurdo che da sempre apprezziamo come mezzo interpretativo della realtà.

La storia parla di noi, dunque, ma rende protagonisti un vaso, usato per la raccolta di parole e dei fogli bianchi nei quali scriverle.

Un vaso “raccoglitore d’orgoglio e vanto, fatto di schegge di carta ingiallita che segnano il tempo delle parole, e che oggi si riflette nell’unica goccia di lucidità che resiste nella circostanza di un battito….”

Questi sono alcuni versi di un testo che potrebbe apparire ermetico ma che vuole essere semplicemente pensiero condiviso, un’occasione di coralità che dà più volentieri spazio all’interpretazione individuale.

Per fare teatro occorre impadronirsi di diversi strumenti, conoscere lo spazio scenico, il peso del proprio corpo, la voce, il respiro, il gruppo, ascoltare le sollecitazioni fisiche e mentali, cercare le intenzioni, sviluppare creatività e dare voce alla generosità per farsi stupire, annullare il pensiero per meglio osservare ciò che ci circonda, registrare quelle sfumature che fanno la differenza. Così a fatica si aprirà un varco più ampio, per attraversare con serenità quel passaggio che ci aiuta a scoprire la differenza tra finzione e verosimiglianza e giungere in pratica ad un verità momentanea per essere il più possibile credibili. Parlo con te agisce e sfrutta il teatro per raccogliere parole e sollevarle, elevarle a più alto respiro attraversando un percorrenza ardita e temeraria fatta accidentalmente di semplici e piccoli gesti.

Riverbero:

Il piccolo gesto corre, si propone, t’incrocia, si estende e ti raggiunge.

Quando raccogli elementi caduti da quel cielo che ti sovrasta, quando acquisti del tempo per non perdere una briciola della casualità che incontri…le teste…i pensieri. Questo affascina.

Tuffarsi dentro la mente di chi ti sorprende.

Marciamo lungo una retta strada che ci siamo disegnati in mente: i numeri, le strade, il calendario, tutto, dentro un progetto architettonico, un collegamento razionale tra la mente e ciò che è di riferimento. L’immagine di elementi su cui stabilisci un movimento, un rapporto intimo, per proteggerti, da un sistema, per trovare una tua versione dei fatti.

La relazione tra la tua memoria e l’immagine che ne scaturisce, un rimando inevitabile che pianifica la tua esistenza.

Pertanto riflettiamo su quei piccoli gesti che spezzano quel disegno, apparentemente forse, ma lo modificano, creando un eccitazione molecolare disarmante.

Un piccolo gesto ci trascina dentro un indotto vigore creativo, inconsapevole ed energico. Una coralità di forze e resistenze, che smuove a spirale altri piccoli gesti e corre, inconsapevole e tenace, senza scopo, vivendo e basta.

Costruzione:

Progetto scenico essenziale e funzionale.

Fondale e quinte nere, con anteposto velatino per la proiezione d’immagini, (quasi in ombra) che servono a raccontare la parte intima delle azioni che si srotolano nel corso del lavoro. Particolari di corpi e di espressioni, rivelazioni dilatate di un’ azione che vuole contenere dentro di se di l’occhio indiscreto ma anche opportuno di chi guarda.

L’uso di immagini video sfrutta la storia che ci possiede, inevitabilmente, e la qualità o la difficoltà che noi, figli di un epoca destrutturata e in continua spasmodica ricerca, ci accingiamo a soverchiare.

La commistione, seppur sfruttata, di mezzi multimediali ci abbaglia, quando si fa nutrimento e giuntura tra la sregolatezza del pensiero in continuo movimento e la raffinata semplicità del cuore. In sostanza utile mezzo per dare corpo e immagine alle emozioni.

Parlare e ascoltare, guardare e osservare, toccare e sfiorare, avvicinare e accostare e così ancora per molto potrebbe dilungarsi questa lista di assonanze che si sperimentano e si inseguono attraverso l’azione scenica.

Parlo con te tenta di raggiungere in 55 minuti l’obiettivo di una momentanea verità che aiuta a sintetizzare la distanza tra queste corrispondenze, permettendo un incontro semi ravvicinato tra chi agisce e chi guarda (attore / spettatore).

Pochi oggetti di scena collocano l’azione in uno spazio transitorio di accoglienza, adeguato alla circostanza di questo breve incontro tra i cinque protagonisti, due donne e tre uomini. Cinque piccole sedie nere, un vaso di cristallo posto su un piedistallo di legno, tinto di nero, e una quantità indefinita di fogli…bianchi.

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