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 Ragusa - Storia

Panorama di Ragusa Ragusa si sviluppa su tre alture separate dai solchi delle cave di S. Leonardo e di S. Domenico; l’aspetto barocco della città, dovuto alla ricostruzione dopo il terremoto del 1693, costituisce l’elemento unificante delle due realtà urbane venutesi a creare in seguito al sisma: Ragusa Inferiore (Ibla), ricostruita su se stessa, e Ragusa Superiore, interamente pianificata, secondo una scacchiera regolare, sulla collina del Patro. Saggi di natura archeologica e la presenza di antichi sepolcreti scavati nella roccia suffragano la tesi che il luogo fosse abitato sin dalla preistoria e precisamente dall’età del Bronzo. Certamente nel luogo sorse l’agglomerato siculo noto quale Hybla Heraea che stabilì relazioni con coloni greci provenienti da Camarina, nucleo di fondazione siracusana. Scarse sono le notizie che si hanno della romana Hybla che venne con tutta probabilità rasa al suolo dai Vandali. Nuovamente edificata dai coloni dalmati provenienti da Ragusa che le dettero il nome della madrepatria, venne rafforzata da una cinta muraria in età bizantina per fronteggiare le ripetute incursioni piratesche dei Saraceni. Nella prima metà del IX sec. Ragusa cadeva in mano araba. Con l’avvento dei Normanni venne eletta a contea, sul volgere dell’ IX sec. Ed un secolo più tardi tale istituzione comprendeva anche Modica. Infeudata ai Chiaramonte, passo quindi agli Aragonesi ed agli Henriquez. Gravemente danneggiata dal sisma del 1542 e pressoché devastata da quello del 1693, conobbe profonde trasformazioni nell’assetto urbanistico. Tracce di insediamenti negli immediati dintorni della collina di Ibla si danno a partire dal millennio a.C., ma è soprattutto dal IX-VIII secolo a.C. che il luogo viene abitato con continuità: necropoli con tombe a forno, localizzate nei versanti delle cave, sono riferibili a villaggi indigeni sparsi sulle alture circostanti. Con l’inizio della colonizzazione greca i Siculi arretrato in queste zone interne dell’altopiano, ricche di acqua e protette dalla natura impervia dei luoghi. Con i Bizantini , Ibla assume importanza come centro abitato , situato in luogo strategicamente favorevole e difeso da una cinta muraria. Conquistata nell’868 dai Musulmani, diviene città tributaria,importante centro politico-economico nell’organizzazione del territorio. Con i Normanni e, soprattutto, con i Chiaramonte, si struttura la città medievale, oggi in parte riconoscibile nel tessuto viario e in qualche elemento architettonico superstite: nella parte più elevata dello spessore roccioso, il castello, oggi non più esistente, segna il limite del centro abitato; la via principale Erra che attraversa longitudinalmente la collina fino all’estremo ,limite orientale ( attuale giardino Ibleo ), costituisce l’asse portante della città fino al sec. XVII. All’interno di questo spazio urbano nella prima metà del sec. XVI la città viene ristrutturata dall’insediamento di numerosi ordini religiosi. Nel 1693 l’antica città venne sconvolta da un violentissimo terremoto. Con grande tempestività la città venne ricostruita sulla spinta della nobiltà agricola secondo i nuovi criteri dell’urbanistica barocca. Con estrema lentezza dopo il 1730 si ricostruisce Ibla . I contrasti tra le due città si accentuano durante il sec. XIX : la nuova Ragusa in continua espansione, ma carente per servizi e infrastrutture, mal sopporta la dipendenza amministrativa da Ibla. Nel 1865 con decreto governativo si costituiscono due comuni autonomi, i quali verranno definitivamente riunificati nel 1926 rilanciando la città verso una nuova realtà economica basata, oltre che sulla produzione agricola, sullo sfruttamento delle miniere di asfalto. L’asfalto era largamente usato per la pavimentazione stradale prima che si diffondesse su larga scala il bitume, e le miniere di Ragusa erano le più cospicue d’Italia. Attorno agli anni Cinquanta Ragusa parve divenire la città del petrolio, esperti inglesi e americani infatti, avevano accertato l’esistenza di idrocarburi liquidi. Nel 1953 la Gulf Oil of New Jersey iniziò a estrarre il petrolio e diversi pozzi vennero via via aperti. Ragusa parve destinata a divenire, nelle aspettative locali, una sorta di Dallas siciliana. In effetti una rivitalizzazione dell’industria cittadina si verificò, anche se la maggior parte del greggio fu convogliata con un oleodotto verso le raffinerie sorte nel frattempo ad Augusta, e le grandi speranze sfociarono in parecchie delusioni. Ragusa, tuttavia ha conosciuto allora un discreto incremento demografico, pur non rientrando tra le città costiere, che sono i capisaldi della rete urbana siciliana.
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