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SiciliaIn: dentro la Sicilia, cuore del Mediterraneo - ARTE CULTURA e TURISMO
 Messina - Storia
Messina: fine 500 Fondata agli inizi del sec. VIII a.C.: dai Siculi, venne colonizzata qualche tempo dopo da alcuni pirati calcidesi che la chiamarono Zancle (dal greco Zànkle o Zanklon, falce, dalla forma arcuata del suo porto). La fortuna di Messina nell’antichità è legata alla sua felice posizione geografica: dopo il 494 a.C. fu occupata da una colonia di Ioni provenienti dall’Asia Minore, e successivamente conquistata dal tiranno di Reggio Anassila che la ripopolò con elementi provenienti dalla natia Messenia, da cui la città ebbe nome di Messana. Dopo aver parteggiato ora per Atene, ora per Sparta, fu accanto a Siracusa contro i Cartaginesi, venendo infine conquistata e distrutta da quest’ultimi. In seguito si trovò sotto l’egemonia di vari tiranni, e quindi sottomessa dai Mamertini, mercenari a servizio di Agatocle. In guerra con i Cartaginesi, i Mamertini chiesero aiuto a Roma. Con la Prima Guerra Punica iniziò la conquista romana della Sicilia. Sotto i Romani Messina divenne civitas foederata, godendo di molti privilegi. Meno importante in età imperiale, essa decadde durante il dominio bizantino dell’isola. Nell’843 fu occupata dai Musulmani, e quindi liberata dai Normanni del conte Ruggero (1060-61). Sotto il dominio dei Normanni, Messina si connotò come uno dei centri commerciali più attivi del Mediterraneo. Il suo prestigio si accrebbe e si mantenne sotto gli Svevi e gli Aragonesi. Sede di una Zecca, ebbe concesse molte franchigie che la successiva dominazione spagnola in un primo tempo confermò. Il suo prestigio commerciale tuttavia prese a vacillare con la scoperta dell’America, e quindi con l’affermarsi di altri scali commerciali fuori del Mediterraneo. Una profonda crisi economica produsse la rivolta durata quattro anni (1674-78) contro la Spagna, che indusse la città a chiedere l’aiuto militare della Francia di Luigi XIV (Re Sole). Abbandonata dai Francesi, Messina subì una umiliante repressione che le tolse i numerosi privilegi commerciali. Dopo una breve parentesi sabauda (1713-18) e asburgica (1720-34), i tentativi di ripresa della città furono vanificati prima da una epidemia di peste (1743) ed in seguito da un terremoto (1783), che portarono la città a un forte decremento demografico. Ricostruita dai Barboni, che per riconoscenza furono aiutati contro le mire giacobine napoletane (1806-15) accanto al protettorato inglese, Messina aderì ai moti insurrezionale del 1820-21 e del 1847-48, venendo per questo bombardata da Ferdinando II, appunto soprannominato "Re Bomba". Il 27 luglio 1860 la città accolse Garibaldi come un liberatore, e aderì al nuovo Regno d’Italia. Purtroppo, come si è già ricordato, la città fu distrutta dal catastrofico terremoto del 28 dicembre 1908. Anche se l’opera di ricostruzione fu immediata e generosa, con l’uso di efficaci norme sismiche e la costruzione di edifici bassi e strade larghe, Messina non riebbe più il suo antico splendore. In aggiunta subì gravi danni durante la seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti distrussero il 30% degli edifici, e fu occupata dalle forze anglo-americane il 17 agosto 1943. La ricostruzione post-bellica ha generato però, attraverso un incremento estensivo dell’assetto urbano e una crescita demografica (270.546 abitanti residenti) una disordinata crescita della città: il nucleo urbano si è sviluppato parallelamente a nord e a sud della costa, spesso in modo caotico, invadendo sia le pendici dei colli che le valli scavate dalle numerose fiumare, e inglobando nel contesto cittadino interi casali periurbani. A un intenso sviluppo demografico ed urbanistico soprattutto legato alla conurbazione con i territori provinciali e della vicina Calabria, non è corrisposto un adeguato incremento economico. Scarsamente rappresentata nel settore industriale, l’economia cittadina è fortemente terziarizzata (più dell’80% della manodopera infatti è occupata dal settore terziario). Il porto, che anticamente costituiva il fulcro di ogni ricchezza della città, è ormai decaduto. La vita messinese risulta integrata a quella di alcuni centri costieri della Calabria come Villa San Giovanni e Reggio Calabria, e soprattutto in quest’ultimi anni la sua funzione è stata degradata a quella di porto-traghetto, con i relativi problemi di intasamento stagionale della circolazione urbana, che si spera in gran parte di superare con la realizzazione di un avveniristico progetto di ponte sullo Stretto. Sede fin dal 1548 di una prestigiosa Università, ospita annualmente una Fiera Campionaria Internazionale nel mese di agosto. Pur essendo nell’impronta urbanistica essenzialmente una città moderna, Messina possiede ancora vestigia dell’antico splendore. Tra i monumenti superstiti è il Duomo, più volte ricostruito, il cui nucleo originale risale ai primi decenni del XII secolo, in epoca normanna; l’Annunziata dei Catalani, la cui costruzione è datata alla seconda metà dell’XII sec:; gli imponenti resti di S. Maria Alemanna, anticamente sede del Priorato dei Cavalieri Teutonici, del XIII secolo, unico esempio di architettura gotica in Sicilia; il tempio di S. Francesco d’Assisi (all’Immacolata), la cui fondazione si fa risalire al 1254; fuori città, quello splendido esempio di architettura trecentesca caratterizzato da innesti di elementi arabo-siculi che è la Badiazza, ossia la chiesa di S. Maria della Valle. Fortemente degradata e ridotta a poderosi e mal curati ruderi è la Cittadella, costruita alla fine del Seicento a seguito della rivolta antispagnola. Nulla più esiste invece della Palazzata (o Teatro Marittimo), voluta nel 1622-25 dal viceré Emanuele Filiberto duca di Savoia sul fronte del Porto. Abbattuta in seguito ai danni prodotti dal terremoto del 1783, essa venne ricostruita in stile neoclassico nell’Ottocento, e quindi definitivamente distrutta dal sisma del 1908. Frutto della ricostruzione post-terremoto sono invece una serie di edifici in stile eclettico, e il famoso Campanile della Cattedrale (1933), con un orologio meccanico e automi, che costituisce l’attrattiva principale del non numeroso stuolo di turisti che giornalmente a mezzogiorno visitano la piazza del Duomo. Ma Messina ancora conserva, anche se più volte rimaneggiate, le due splendide fontane di Giovan Angelo Montorsoli: quella di Orione (1547-50) in piazza del Duomo, e quella di Nettuno (1557) in piazza dell’Unità d’Italia. Altro monumento superstite è la statua di Don Giovanni d’Austria (1572) di Andrea Calamech, in piazza dei Catalani, che ricorda il comandante della flotta vittoriosa a Lepanto. I resti del Monte di Pietà, il cui nucleo primitivo risale alla fine del sec. XVI, con la splendida scalinata settecentesca, e il prospetto posteriore del Priorato di S. Giovanni di Malta di Jacopo del Duca costituiscono due rari esempi sopravvissuti dell’antica architettura messinese. Rifatta dopo il terremoto del 1908 è la chiesa del Monastero di Montevergine, risalente al XVII secolo, dove sono custoditi i resti mortali incorrotti di S. Eustochia Smeralda Calafato (1434-1485). Ma l’arte messinese è tutta concentrata oggi nel Museo Regionale. Intorno ai tre capolavori assoluti costituiti dal Polittico di S. Gregorio (1473) di Antonello di Messina e dai due estremi dipinti di Michelangelo Merisi da Caravaggio (Adorazione dei pastori e Resurrezione di Lazzaro, 1609) si svolge l’intero panorama artistico messinese, dalle più antiche testimonianze archeologiche fino ai documenti figurativi del XVIII secolo.
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