Il toponimo Sperlinga è di chiara origine greca, deriva dal termine
spelinx attraverso la mediazione della forma latina Spelunca che significa
spelonca, grotta. Infatti il sito su cui sorge Sperlinga, e tutto il
territorio circostante, è cosparso di numerose grotte artificiali
scavate nell'arenaria. Tra i primi documenti storici in cui è
citata Sperlinga, si trova un privilegio del Conte Ruggero del 1082.
Risale al periodo subito successivo una forte colonizzazione da parte
di popolazioni venute dal Nord Italia. Per questo motivo a Sperlinga
si parla un dialetto che risente delle influenze di quelle parlate.
A Sperlinga si parla un dialetto del ceppo gallo-italico come in altre
zone della Sicilia dovuto ad immigrazioni dalle province di Novara,
Asti e Alessandria.
Sperlinga, come città, nasce nel 1597 allorquando Giovanni Forti
Natoli ebbe concesso il privilegio dal re Filippo IV di "potervi
fabbricare terre" il 30 novembre 1597 potendo ancora darle titolo
di città.
Da allora, il paese si è sviluppato e il numero degli abitanti
è aumentato. Subito dopo quella data fu costruita la chiesa dedicata
a S. Giovanni Battista e dal 1612 hanno inizio i registri parrocchiali.
Nei secoli subito precedenti la nascita di Sperlinga esisteva semplicemente
la fortezza e le poche case costruite ai piedi del castello, il tutto
formava un grosso casale come ce lo descrive El Edrisi ne: "Il
libro di Ruggero" ossia 'Rawd al uns wa nuzhat al nafs' (Giardino
della civiltà e sollazzo dell'anima).
L'avvenimento più importante nella storia di Sperlinga è
senz'altro il Vespro Siciliano del 1282. Della particolare vicenda di
Sperlinga durante il Vespro è rimasta traccia indelebile.
L'assedio, considerato fino al XVIII secolo solo una leggenda, fu confermato
dallo storico Michele Amari che trovò dei documenti nell'archivio
della corona d'Aragona a Napoli.
Quando la ribellione contro la dominazione angioina si diffuse per tutti
i paesi della Sicilia, una guarnigione di francesi doveva trovarsi nel
castello di Sperlinga; raggiunti dalla notizia della rivolta la guarnigione
francese si asserragliò all'interno del castello, dove, aiutata
per gli aprovvigionamenti dai signori locali, resistette per quasi un
anno.
Di documentato sul Vespro Siciliano a Sperlinga si conoscono soltanto
i documenti trovati dall'Amari. Si ricorda che il singolare fatto riguardante
Sperlinga è stato immortalato dal Tasso nella sua Gerusalemme
conquistata: (...) o di Sperlingo, al fin pietoso a' Franchi, (...).
Le vicende storiche del vespro Siciliano relative ai fatti accaduti
a Sperlinga, per la loro singolarità, suscitarono grande clamore
in tutta la Sicilia ed anche altrove; la tradizione popolare lo testimonia.
In Spagna, riporta G. Zurita, (1585) correva questo detto: "Sola
Esperlinga no quiso, lo che a toda Sicilia plugo".
Ovunque è conosciuto il motto sui fatti accaduti a Sperlinga
nel 1282; esso è scolpito in due pietre sull'arco a sesto acuto
del vestibolo del castello e si legge così: Quod siculis placuit
sola Sperlinga negavit. Da un attento esame dei caratteri delle lettere
scolpiti si desume che la scritta è postuma e forse risale alla
fine del XVI secolo, o al principio del seguente, quando la signoria
del castello passò al principe Giovanni Forti Natoli che fece
di Sperlinga il titolo del suo principato.
Il verso latino è un esametro, la cui traduzione è la
seguente: La sola Sperlinga negò ciò che ai Siciliani
piacque.