Sulla
base delle indicazioni di storici e geografi pare che Pietraperzia abbia
avuto origine da una antichissima colonia greca in Sicilia chiamata
Caulonia. Pietraperzia deve alla dominazione saracena sia il nome che
la sua prosperità.
A partire dal 1091 la Sicilia era stata sottomessa definitivamente dai
Normanni i quali favorirono la divulgazione della fede cristiana che
in breve prese il sopravvento su quella musulmana e si ritornò
alle antiche consuetudini, precedenti l’invasione saracena. La
tradizione narra che in quel periodo un muto viandante trovò
in una contrada chiamata "La Cava", l’immagine murale
della Madonna, ricevendone in dono la favella. Da quel giorno gli abitanti
del luogo assunsero la Madonna come patrona principale di Pietraperzia
e da allora ogni 14 e 15 Agosto dell'anno hanno luogo festeggiamenti
in onore della Madonna che venne chiamata appunto Madonna della Cava.
Epoca aurea per Pietraperzia si può considerare il secolo sedicesimo
quando i Barresi baroni della città assursero prima alla dignità
di marchesi con Matteo III Barresi, il fondatore di Barrafranca (1529),
e poi di principi con Pietro Barresi (1564). II castello di Pietraperzia
loro abitazione diventò allora ambìto ritrovo di gente
amante della cultura e della politica.
La sorella di Pietro, Dorotea Barresi, fu viceregina di Napoli avendo
sposato in terze nozze il viceré di Napoli, Giovanni Zunica.
Con Pietro e Dorotea si estinse la dinastia dei Barresi, come signori
di Pietraperzia, e subentrò quella dei Branciforte. Il primo
marito di Dorotea era stato, infatti, Giovanni Branciforte, conte di
Mazzarino, da cui era nato Fabrizio.
Con la nuova dinastia cominciò per Pietraperzia un lento decadimento
culturale che solo la presenza dei diversi ordini religiosi (Domenicani,
frati Minori Francescani, Agostiniani, Carmelitani, Terz’Ordine
Francescano), oltre che dei sacerdoti diocesani, riuscì a rintuzzare
e a superare.
Grave fu, invece, la crisi sociale che investì la città,
culminando nella tragica costituzione di una banda armata da parte di
Antonino Di Blasi, inteso Testalonga, il quale creò, in poco
più di due anni di banditismo (1765-1767), un’esteso clima
di terrore in tutta la Sicilia. Ricatti e sequestri furono le armi più
usate per colpire potenti e ricchi commercianti. Preso, dopo una spiata,
venne impiccato a Mussomeli.
Il moto rivoluzionario siciliano che investì la Sicilia nel 1848-49
coinvolse anche Pietraperzia. L’attività insurrezionale
venne appoggiata dai notabili del paese anche con cospicue offerte in
denaro. Nel 1860, durante la liberazione della Sicilia da parte delle
truppe garibaldine, il generale Afan De Rivera, comandante di una pattuglia
dell’esercito borbonico in ritirata, passando per Pietraperzia,
trovando inalberata sulla torre del Castello la bandiera tricolore e
ritenendolo un grave affronto ordinò ai suoi soldati di far fuoco
sui civili causando la morte di parecchi i cittadini inermi.
Due anni dopo (1862) le forze progressiste pietrine costituirono una
sezione della "Società Unitaria" di ispirazione garibaldina
che aveva la sua sede centrale a Palermo. Essa aveva come scopo di appoggiare
le iniziative garibaldine tese a liberare i territori di Roma e Venezia,
che ancora non facevano parte dell’Italia. A tal proposito promossero
la venuta di Garibaldi a Pietraperzia; cosa che avvenne nell’Agosto
del ’1862 con grande entusiasmo di molti Pietrini.
Ma l’unita d’Italia non costituì la sperata soluzione
dei problemi economici e sociali del popolo siciliano. Leggi esose e
amministratori poco avveduti prepararono ciecamente la rivolta dei Fasci
dei Lavoratori di ispirazione socialista. Un contributo di morti notevole
diede Pietraperzia nel periodo in cui avvennero le sollevazioni più
gravi. Il 1° Gennaio 1894 il popolo, non sopportando più
i dazi cui erano sottoposti i prodotti dei campi, dopo le parole infuocate
di un sacerdote nella Chiesa Madre, si diresse con veemenza verso la
Piazza Centrale e affrontata dalla polizia che sparò sulla folla
pagò a caro prezzo la rivolta con la morte di otto persone.
La repressione statale successiva alienò completamente l’animo
dei poveri verso la visione di un’Italia unita e libera. I bisogni
spinsero molti ad abbandonare i loro paesi di origine e ad emigrare
verso le Americhe, in particolare verso gli Stati Uniti.
Nel 1926 Pietraperzia entrò a far parte della nuova provincia
di Enna, lasciandosi alle spalle il lungo legame politico e culturale
con la provincia di Caltanissetta.