GIOVANNI VERGA
BiografiaVerga nacque a Catania nel 1840 in via Sant'Anna da Giovanni Battista Verga Catalano e da Caterina Mauro. Il padre era di Vizzini dove i Verga avevano delle proprietà e discendeva dal ramo cadetto di una famiglia alla quale appartenevano i baroni di Fontanablanca. Gli studi e la prima formazioneTrascorse la sua giovinezza nella città natale che era a quei tempi
un attivo, anche se un po' arretrato, centro culturale e compì presso
maestri privati i suoi primi studi. L'Abate faceva leggere ai suoi allievi, oltre che Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso, Monti, Manzoni e pagine dell'"Estetica" di Hegel (1770-1831), i suoi poemi ed essendo un entusiasta di Domenico Castorina, poeta, narratore di Catania e lontano parente del Verga, proponeva ai suoi allievi la lettura del suo romanzo storico-patriottico, "I tre all'assedio di Torino" come un esempio di testo purissimo per l'arte e la lingua. I primi romanzi storico-patriotticiLa formazione quindi del Verga narratore avvenne sulle pagine di Castorina e su "Il Progresso e la Morte" dell'Abate e a soli quindici anni, tra il 1856 ed il 1857, Verga scrisse il suo primo romanzo d'ispirazione risorgimentale "Amore e patria" rimasto inedito. I suoi studi superiori non furono regolari. Iscrittosi nel 1858 alla Facoltà di legge all'Università di Catania, non terminò i corsi,preferendo dedicarsi all'attività letteraria e al giornalismo politico. Con il denaro datogli dal padre per concludere gli studi, il giovane pubblicò a sue spese il romanzo "I carbonari della montagna" (1861- 1862), un romanzo storico che si ispira alle imprese della Carboneria calabrese contro il dispotismo napoleonico di Murat. Con l'arrivo di Garibaldi a Catania veniva istituita la Guardia Nazionale e il Verga si arruolava prestando servizio per circa quattro anni, ma non avendo inclinazioni per la disciplina militare se ne liberò con un versamento di 3100 lire alla Tesoreria Provinciale. Nel 1863 pubblicò a puntate sulle appendici della rivista fiorentina "La nuova Europa" il suo terzo romanzo, "Sulle lagune", nel periodo in cui, ottenuta ormai l'Italia l'indipendenza, Venezia è ancora sotto la potenza austriaca. Nel 1865 lascia la provincia e si reca per la prima volta a Firenze che era in quel periodo la capitale del Regno d'Italia per tornarvi nel '69 deciso a soggiornarci a lungo, consapevole del fatto che, per diventare un autentico scrittore, doveva liberarsi dai limiti della sua cultura provinciale e conoscere la vera società letteraria italiana. I romanzi mondaniNel frattempo, nel 1866 , pubblicherà "Una peccatrice", primo romanzo fortemente autobiografico e di vasto respiro, nel quale lo scrittore narra, con toni enfatici e melodrammatici, la storia di un piccolo borghese intellettuale di Catania che, ottenuta la ricchezza e il successo, vede perire l'amore per la donna amata e ne causa così il suicidio. Nel 1872, Verga si trasferisce a Milano, che era in quel periodo il centro culturale più vivo dell'intera penisola e quello maggiormente aperto alle sollecitazioni europee. A Milano si avvicina agli scapigliati, frequentando Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa e Salvatore Farina, scrittore allora celebre e frequenta i salotti più brillanti come quelli della contessa Clara Maffei, della marchesa Crivelli, della Castiglioni. I primi romanzi realisticiA Milano termina il romanzo "Eva" che aveva iniziato a Firenze, storia di un giovane pittore siciliano che a Firenze brucia le sue illusioni e i suoi ideali artistici per amore di una ballerina, simbolo di una società materialistica, che vive di piaceri effimeri e nel disprezzo per l'arte. In Eva, il Verga, con la protesta per la nuova condizione dell'intellettuale emarginata dalla società borghese, si avvicina all'accesa polemica anticapitalista che caratterizza la Scapigliatura. A questo romanzo di carattere polemico seguono i romanzi d'analisi di sottili passioni mondane, "Eros", storia dell'inaridirsi progressivo di un giovane dell'aristocrazia, corrotto da una società senza valori, e "Tigre reale" dove viene analizzato il traviamento di un giovane che si è innamorato di una donna "fatale", divoratrice di uomini. I due romanzi, entrambi usciti nel 1875, vengono accolti dalla critica come esempio di "realismo" e di analisi coraggiosa delle piaghe psicologiche e sociali in un periodo in cui si conduceva una battaglia per il naturalismo e Zola veniva fatto conoscere in Italia.
In realtà Verga stava attraversando un momento di crisi e, dopo un silenzio di tre anni, uscirà nel 1878 un racconto completamente lontano dalla materia e dal linguaggio della sua narrativa precedente con il titolo Rosso Malpelo, la storia di un giovanissimo garzone di miniera che vive in un ambiente difficile e disumano, con uno stile e una lingua molto scarna che ripropone il modo di raccontare di una narrazione popolare rappresentando così la prima opera della nuova maniera verista che si ispira ad una rigorosa impersonalità. Nel 1874, era stato già pubblicato un bozzetto siciliano e rusticano, come lo definisce l'autore, dal titolo Nedda. L'ambiente di questa novella, ambientata in Sicilia,
è un ambiente rurale, dove i personaggi sono contadini. La
protagonista, una giovane donna che vive una situazione concreta e
tragica è ben lontana dall'astrattismo e dal sentimentalismo che appare
nelle figure femminili delle precedenti novelle. Nedda, che perde il
suo uomo e il bambino appena nato. rimane sola. Il nuovo modo di narrare che era stato inaugurato da Rosso Malpelo, verrà continuato in una serie di racconti pubblicati su varie riviste tra il 1879 e il 1880, come Cavalleria rusticana, La lupa, Jeli il pastore, Fantasticheria, che verranno raccolti nel 1880 in un unico volume dal titolo Vita dei campi e nel 1883 uscirà la seconda raccolta nel volume Novelle rusticane. La novella Cavalleria rusticana ispirerà successivamente una famosa opera lirica omonima di Pietro Mascagni. L'approdo al verismo non come conversione ma come chiarificazione di propositi radicatiIl cambio di temi e di linguaggio non è da intendersi come una vera e propria "conversione", infatti Verga, già ai tempi di "Eva" e di "Eros", si proponeva di ritrarre il "vero" e al Cameroni nel 1875 scriveva:" Ho cercato sempre di essere vero, senza essere né realista né idealista, né romantico, né altro(...) ne ho avuto sempre l'intenzione, nell' Eva, nell 'Eros, in Tigre reale". Il fatto è che gli strumenti concettuali e stilistici del Verga erano ancora approssimativi e poco personali e solo quando riuscirà ad appropriarsene in modo maturo, come la concezione materialistica e la tecnica dell'impersonalità, egli riuscirà a scrivere i suoi capolavori. Con l'acquisto del metodo verista Verga non abbandona in modo definitivo gli ambienti dell'alta società per quelli popolari ma si propone proprio di ritornare a studiarli con i nuovi mezzi acquisiti. Sull'adozione dei nuovi moduli narrativi senz'altro il Verga venne influenzato dalla lettura dei romanzi di Zola che negli ambienti milanesi si erano già diffusi tra il '71 e il '75 mentre un'influenza determinante sulla chiarificazione dei nuovi principi la ebbe il Capuana che con le sue recensioni diffondeva la conoscenza di Zola. Il ciclo dei vintiParallelamente alle novelle Verga inizia a delineare il progetto di un Ciclo dei Vinti di romanzi (mai terminati) che riprende il modello già affermato dai "Rougon-Macquart" di Zola che consisteva in un corpus di venti romanzi, pubblicati tra il 1871 e il 1893, nei quali lo scrittore traccia un quadro della società francese del secondo Impero attraverso le vicende dei membri di una famiglia.
Il primo romanzo del ciclo è I Malavoglia del 1881. Esso narra le vicende di una famiglia siciliana di pescatori che le difficoltà economiche dell'Italia post-unitaria portano a compiere una speculazione commerciale che segnerà l'inizio di una serie interminabile di sventure.
Passeranno tra il primo e il secondo romanzo del ciclo un lungo intervallo di ben otto anni.
Successivamente Verga lavora a più riprese al terzo romanzo, La duchessa di Leyra, ma il lavoro non sarà mai portato a termine. Gli ultimi due romanzi del progetto, L'onorevole Scipioni e L'uomo di lusso non verranno mai iniziati. Il ritorno a Catania e la fase di involuzioneNel 1893 Verga ritorna a vivere definitivamente a Catania, pubblica ancora raccolte di novelle, ma si tratta di opere che non aggiungono niente di nuovo alla sua produzione e che denotano stanchezza e inaridimento. Dopo il 1903 lo scrittore si chiude in un silenzio totale e la sua vita è dedicata solamente alla cura delle sue proprietà ed è ossessionato dalle preoccupazioni economiche. Anche le sue posizioni politiche diventano sempre più conservatrici e allo scoppio della prima guerra mondiale si dichiara interventista convinto e nel dopoguerra si schiera con le posizioni dei nazionalisti, ma senza alcun interesse militante. Muore nell'anno della marcia su Roma e della salita al potere del fascismo: 1922. Tratto da wikipedia |
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