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San Giovanni la Punta
Il
toponimo "Joannes de Puncta" viene fatto risalire alla conformazione geomorfica
del territorio, probabilmente collegata alla colata lavica del 1444, fermatasi
all’entrata del borgo, già all’epoca esistente. Reperti greco-romani testimoniano
la presenza di popolazione in quel periodo. Era uno dei numerosi casali
(agglomerati rurali) di Catania. Nel 1602 aveva 960 abitanti e nel 1636
scendeva a 942. Nel 1646 si rese comune autonomo da Catania in seguito
all’acquisto fattone da Giovanni Andrea Massa, ma nel 1652 Catania la
ricomprò insieme ad altri casali. Di lì a breve venne nuovamente alienato
al Massa, il cui figlio ottenne il titolo di duca di S. Giovanni La Punta.
Nel 1681 la sua popolazione era costituita da 1.082 anime. Venne raso
al suolo dal terremoto del 1693, in cui si contarono fino a 15 morti.
Nel 1737 aveva 1.297 abitanti e nel 1798 calava a 850. Nel periodo 1806-1831
registrò un aumento di popolazione pari al 60%, come attestano i riveli
(censimenti) di quegli anni. San Giovanni La Punta divenne comune autonomo
con la riforma borbonica del 1817, come da Regio Decreto n. 122. Nel 1831
vi fu aggregata la frazione di Trappeto. Oggi San Giovanni la Punta, data
la vicinanza con Catania, gravita economicamente su di essa. Vi sono piccole
fabbriche di materiali da costruzione, di bevande e aziende per la lavorazione
di prodotti agricoli e zootecnici. Notevolissimo è il pendolarismo con
Catania. Nella cittadina sono nati il celebre vulcanologo Giuseppe
Recupero (1720-1778) autore di un libro intitolato "Storia naturale
e generale dell'Etna" e insigne docente all'Università degli
Studi di Catania e l'esperto linguista Gabriele Allegra (1907-1976)
che per primo tradusse la Sacra Bibbia in lingua cinese e nonché
autore di un Dizionario biblico sempre in lingua cinese. |
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