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Paternò
- Arte e Musei
Il Castello
Costruito nel 1073 da Ruggero il Normanno, rifatto nella prima metà
del '300, restaurato nel 1900 e in seguito nel 1958. L'interno è
ben conservato: al pianterreno una cappella con tracce di affreschi.
Per mezzo di scale ricavate nello spessore dei grossi muri si sale
al 1° piano nella grande sala d'armi, illuminata da 4 belle
bifore, poi al 2° piano attraverso un ampia galleria che prende
luce da due grandi bifore e infine alla terrazza superiore con uno
splendido panorama dell'Etna, della Piana di Catania e della Valle
del Simeto. Recentemente nel castello sono state allestite delle
mostre temporanee e il piazzale antistante in estate ospita diverse
rappresentazioni in occasione della rassegna Roccanormanna. Un'ultima
rappresentazione teatrale all'interno del castello, risale al Natale
1994, in occasione dell'anniversario di nascita di Federico di Svevia.
Attualmente viene utilizzato per l'esposizione di mostre temporanee. |
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Basilica S.Maria dell'Alto
Con il castello costituisce il secondo gioiello architettonico della
collina. Il nome di "Madrice" (erroneamente detta Matrice) deriva
da Madre cioè "semplice, primitiva". La facciata originale, ancora
visibile, di stile romanico a tre spioventi si apriva ad Ovest,
dove, secondo il Mandalari, c'era la porta d'Agira, una delle porte
d'ingresso della città. Nel XVII secolo essa fu trasferita ad oriente
in direzione del nuovo abitato che si spostava da Ponente verso
Levante, e alla fine del XVIII secolo risale la realizzazione della
scala monumentale d'accesso. La nuova facciata si presenta molto
imponente in stile composito siciliano, dalle linee semplici. |
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La Chiesa e il Convento di S. Francesco
La presenza dei francescani a Paternò è documentata sin dal 1321.
Nel 1346 i francescani ricevono in dono, a Paternò, da parte della
regina Eleonora di Aragona, il palazzo regio, probabilmente di epoca
normanna, e la contigua chiesetta allora intitolata a S. Gregorio,
fondata nel 1086 dal conte Ruggero ed elevata a cappella regia nel
1114. La chiesa ha la tipica pianta francescana ad unica navata
rettangolare con portali a sesto acuto, arcate ogivali, presbiterio
con volta a crociera, monofore bicromiche in conci calcarei e in
pietra lavica. La copertura della navata, interamente crollata nel
1904, era invece del tipo a capanna con capriate, come lasciano
intravedere i fori d’incasso delle travature. Quasi tutti perduti
sono gli affreschi trecenteschi, frutto di una maniera d’arte tipicamente
locate, che ornavano le pareti di effigi sacre e di scene dell’agiografia
francescana. |
Chiesa Cristo al Monte
Posta sulla collina fra l’imponente struttura della chiesa di S. Maria dell’Alto ed il convento di S. Francesco, la chiesa di Cristo al Monte fu fatta costruire dai confrati della Compagnia dei Bianchi intorno alla metà del ‘500 con l’intento di assistere i prigionieri condannati a morte. Dalla sacrestia è tuttora possibile accedere alle segrete, anche se in parte dirute, che ospitavano i malcapitati in attesa della pena capitale. Pare che i monaci facessero scappare i prigionieri durante la notte e si prendessero cura delle mogli e dei figli di coloro che venivano giustiziati. La struttura esterna della chiesa si presenta molto semplice e priva di ogni ricercatezza stilistica, eccezione fatta per il grazioso portale d’ingresso sovrastato dall’emblema dei Bianchi. L’interno, invece, ricco di statue decorazioni pittoriche e fregi di pregevole fattura, contrasta la semplicità dell’esterno e accentua la diversa datazione della sua realizzazione risalente al XVIII secolo. Splendidi sono anche la nicchia decorata in oro zecchino che conteneva la statua di Cristo alla Colonna (oggi trasferita nella chiesa della SS. Annunziata) e i quattro altari minori che si appoggiano alle pareti della chiesa. Accanto alla costruzione vi è un piccolo cimitero, separato da quello più grande, privilegio dei nobili che appartenevano alla Confraternita. |
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