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 Militello Val di Catania - Arte e Musei
Fontana ZizzaFontana Zizza
Fu eretta il 28 ottobre 1607, dopo anni di intensi lavori voluti da Don Francesco Branciforti, quando l’acqua potabile, trovata in contrada Zizza nel 1605, fu incanalata verso il paese. La fontana, che sorge nello spazio antistante il castello dei Branciforti, si erge su una vasca ottagonale, costituita da una parete, adorna di nicchioni e maschere di satiri, con orlo a gradoni sormontati da vasi decorativi. Essa include un'edicola racchiusa da pilastri ionici, che presenta al centro un bassorilievo in marmo.All'interno dell'edicola è situata, dentro una nicchia a tribunetta racchiusa da semicolonne scanalate, la scultura in alabastro della ninfa (l'originale, sostituita da una copia, è conservata nei magazzini del Museo di S. Nicolò). L’espressione dolce e sorridente del viso ed il corpo rilassato non hanno affatto l’impeto, la drammaticità, il virtuosismo che apparivano abitualmente nelle statue dell’epoca. La statua ricorda la leggenda della pastorella Zizza, narrata, in forma di idillio, e resa nota da Pietro Carrera. La fanciulla, innamorata del pastore Lèmbasi, per sfuggire alla prepotenza di essere sposata al ricco Meliteio, si tramuta per il dolore in fonte. Lèmbasi, a sua volta, avendola perduta si cangia in fiume. Sullo zoccolo, un'iscrizione in latino ammonisce: "Qui sitis parce mentiri / non sine temperatia".

Chiesa del PurgatorioChiesa del Purgatorio
Anticamente la chiesa e la Congregazione erano sotto il titolo di S.Vito e nel 1613 si trasferirono nelle vicinanze del castello di fronte alla chiesetta greca di S. Sofia. La primitiva chiesa di S. Vito con l'annessa Confraternita, sorgeva sulle rive del fiume Lèmbasi nell'antico quartiere di Barabuca a sud di Militello presso la fonte di San Vito. La chiesa rivolta verso l'esterno del paese, si affaccia mediante uno spiazzo pavimentato, con riquadri in pietra di S. Barbara e pietra lavica, nella sottostante vallata ove si scorgono le rovine della chiesa di S. M. la Vetere. La pianta è ad unica navata, con due altari laterali: uno dedicato al titolare della chiesa, San Vito, l'altro dedicato a San Gregorio Magno. La copertura è a volta a botte, senza intagli. L'arco maggiore, riccamente colorato e decorato con stucchi e statue delle virtù teologali, e l'altare maggiore sono gli unici resti del terremoto del 1693. La caratteristica compositiva delle bucature in prospetto, formano idealmente una piramide con al vertice una finestra e alla base le due porte gemelle, arricchite da cornici a bugne e frontoni triangolari spezzati, sormontati da stemmi. Sull'architrave della porta di sinistra è incisa la data 1697. Al secondo ordine, si impone la finestra riccamente fregiata, incorniciata da due lesene, che accomuna la chiesa di San Vito ad altre due chiese di Militello: la chiesa degli Angeli Custodi e la chiesa Santa Maria della Catena, alla base vi sono due puttini, mentre nella parte superiore chiudono i capitelli, sormontati da una trabeazione con fregio centrale e frontone triangolare spezzato entro il quale è collocata una conchiglia.

Convento dei Padri Cappucini Convento dei Padri Cappucini
La sua fondazione fu iniziata probabilmente sotto Vincenzo Barresi, nel 1575 (come riporta la lapide posta sulla parasta destra della chiesa, qui riprodotta) e continuata nel 1578, sotto il dominio di Donna Caterina Barresi e Don Fabrizio Branciforti. La chiesa, inserita nel contesto cimiteriale di Militello, fuori dal paese, è di piccole dimensioni ma acquista maggiore rilievo grazie alla prospettiva del lungo viale, che si apre in corrispondenza del portale rivolto a mezzogiorno. Il prospetto, definito lateralmente da due paraste interamente rivestite in pietra bianca di S. Barbara, al centro presenta un portale a vano rettangolare, inquadrato da una cornice modanata che si raccorda ad una semplice trabeazione. Su di essa si imposta una finestra anch'essa vano rettangolare. La copertura ha un'andatura a capanna spezzata da un insolita cella campanaria ove è inglobato un fornice che lascia intravedere il cielo.
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