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 Castiglione di Sicilia - Arte e Musei
Chiesa Madre La Chiesa Madre
Detta anche Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo rifatta nei secoli XVII-XVIII-XIX, conserva l’antica abside della prima Chiesa Normanna secondo la tradizione, voluta dal Gran Conte Ruggero d’Altavilla e, all’interno, tre tele di A. Bonaccorsi, un Crocifisso ligneo del XVI secolo di mano ignota, la Meridiana o orologio solare costruita dall’astronomo Temistocle Zona nel 1882.

Madonna della CatenaLa Madonna Della Catena
Pregevole monoblocco marmoreo opera di scuola Caginiana di sette quintali circa. La Madonna della Catena, già conosciuta ai tempi del Re Martino, (1392-1409) per via di un miracolo avvenuto nella città di Palermo, a Castiglione fu molto più famosa dopo la colata lavica del 1809: il fuoco devastante dell’Etna aveva travolto le campagne circostanti tra Linguaglossa e Castiglione, e durante le eruzioni ebbero luogo diverse processioni dove i due paesi si associarono e si spinsero fino ai piedi della Santa. Come per incanto la lava cessò di scorrere. Fu da quell’anno che in Castiglione di Sicilia, ogni prima domenica di Maggio, i fedeli di tutta la Valle dell’Alcantara venerano la Santa Patrona con pellegrinaggi di devozione sempre più numerosi.

Sant'Antonio AbateSant'Antonio Abate
La costruzione della chiesa, tipicamente seicentesca, con cupola a cipolla, e facciata stile barocco Siciliano, e’ il Tempio del Santo Anacoreta S. Antonio Abate. Il 23 di maggio del 1601 fu indirizzata una lettera all’Arcivescovo di Messina dove si scriveva che la costruzione non poteva essere portata a compimento per mancanza di fondi. Fu abbellita ed arricchita con diversi lasciti di alcune famigle del paese, e nel 1712 Don Melchiorre Sardo Ruggeri, provvide alla decorazione interna con meravigliosi marmi e pietre di vari colori lavorati a mosaici. Le pitture raffiguranti momenti della vita del Santo, in una tela ad esempio mentre riceve viveri da un volatile nella Tebaide Orientale, sono attribuite al pennello del Tuccari. Fu ancora il Sardo che provvide alla costruzione dell’organo. Sul finire del XVIII secolo il dott. Melchiorre Sardo Campisi, provvide alla facciata di stile barocco. Sull’entrata principale un’araldica scolpita, conserva ancora il nome e l’anno dei lavori eseguiti. A completare il sacro corredo della chiesa fu il simulacro del santo offerto dal barone don Santo Camardi nel 1818, al di là di ogni aspettativa si ebbe una statua in legno di meravigliosa fattura. L’opera d’arte divenuta conseguenzialmente sacra, fu scolpita dallo scultore Niccolo’ Bagnano.

Chiesa di Santa Domenica o CubaCuba
Vecchia chiesa costruita tra il VII-IX secolo, durante il periodo Iconoclasta iniziato nel 741, è chiamata anche di Santa Domenica; indica il passaggio Bizantino nella Valle dell’Alcantara. E’una delle cinque Cube che ancor oggi, malgrado l’abbandono, si conserva, mantenendo alte le sue vestigia su tutto il territorio Alcanterino. Da recente è stata sottoposta a restauro e fra breve dovrebbero essere consegnati i lavori di avvenuto risanamento. Il 9 agosto 1909 il prof. Sebastiano Agati della Regia Soprintendenza per i monumenti di Siracusa, venne mandato dal Ministero per svolgere un accurato esame del tempio fu dopo la relazione dell’Agati, che la Cuba, il 31 agosto 1909 fu dichiarata monumento nazionale.

Chiesa di San BenedettoChiesa di San Benedetto
Di origine Settecentesca, su una roccia a picco, la chiesa di San Benedetto è semplice nella sua linearità. La facciata è ornata dalle statue di Santa Scolastica e San Benedetto. Quattro colonne reggono una trabeazione in cui è incastonata una lunetta, in pietra lavica, sovrastata dal frontone. Annessa alla chiesa troviamo la canonica con portali in pietra arenaria. All’interno della Chiesa, entrando, sulla destra, troviamo una tela, che rappresenta San Giacomo, mentre sulla sinistra, in una nicchia, vi è il SS. Crocifisso. In alto lungo le pareti vi sono le grate, un tempo, infatti, essa era parte del convento di clausura. Vi è un pregevole quadro di forma ovale, come ornamento dell’Altare Maggiore. La settecentesca tela rappresenta la Madonna col Bambino, eseguito dal maestro Vito D’Anna. Sempre all’interno della chiesa, sulla sinistra, comunicante con il monastero, la “Ruota”: luogo dove venivano abbandonati i bambini di scomoda provenienza, o tutto ciò che riguardava le monache di clausura, perché la ferrea legge ecclesiastica non prevedeva che le stesse fossero viste da chicchessia.

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