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Biancavilla

 Posta sulle pendici dell'Etna a m. 513 di altitudine, i suoi abitanti si chiamano Biancavillesi secondo la denominazione ufficiale, mentre quella locale li definisce comunemente Biancavilloti. Il rinvenimento di numerosi reperti archeologici attesta la presenza di insediamenti umani nel territorio comunale a partire dal neolitico, ma le prime notizie documentate storicamente risalgono soltanto alla seconda metà del XV secolo. E', infatti, del 23 gennaio 1488 l'atto di concessione delle zone di Callicari e Poggio Rosso nel territorio della contea di Adernò ad un gruppo di greci-albanesi, che la conquista dell'Albania da parte dei turchi (1479) e le ripetute incursioni di questi ultimi in Epiro avevano indotto all'emigrazione in Sicilia. Il conte Giovanni Antonio Montecatena consentì ai profughi di creare una comunità autonoma, ma le competenze giurisdizionali del nuovo insediamento, del quale vennero definiti i confini territoriali all'interno dello stato di Adernò, non furono esplicitamente e rigidamente fissate. Soltanto dal 1680 si avviò in parte quel processo di caratterizzazione istituzionale al cui interno i naturali conflitti di competenza sorti con i centri limitrofi provvisti di una già consolidata fisionomia amministrativa furono progressivamente risolti delineando in modo chiaro le pertinenze decisionali biancavillesi. Parallelamente, i dati demografici registrano un considerevole incremento della popolazione (dai 712 abitanti censiti nel 1593 ai 1234 del 1651 ed ai 5645 del 1783), al quale corrispose un deciso sviluppo urbanistico, che si accompagnò a provvedimenti di risistemazione dell'assetto viario del paese. A seguito delle riforme amministrative borboniche del 1816-19, le quali decretarono l'istituzione di Biancavilla a Comune autonomo soggetto all'Intendenza di Catania, la configurazione prettamente borghese che l'élite dirigente locale era andata assumendo nei decenni precedenti si accrebbe ulteriormente, avviando un processo di parziale consolidamento degli equilibri interni alla società biancavillese. L'esistenza di schieramenti fazionari contrapposti ed in lotta per assicurarsi la gestione del potere decisionale al livello cittadino si palesò, tuttavia, in occasione delle crisi politiche del 1820-21, del 1837, del 1848 e del 1860. Gravissime per l'economia della comunità si rivelarono, in particolare, le conseguenze dei moti del 1820-21. Negli anni precedenti, difatti, il crollo del prezzo del grano, congiunto con l'altrettanto rilevante ribasso di quello dei salari, aveva indotto a concentrare gli investimenti sulla coltura del cotone. Nel corso della rivoluzione, però, le vicende militari e politiche impedirono la commercializzazione del prodotto nei mercati dell'Italia meridionale che, successivamente, incrementeranno notevolmente la loro produzione interna. Gli effetti maggiormente significativi di tutto questo si videro nella crisi della piccola proprietà e nella bracciantizzazione dei contadini. In questo contesto recessivo la questione della quotizzazione delle terre demaniali e della reintegra di quelle usurpate assunse una particolare pregnanza nel dibattito politico cittadino. La notevole esiguità del territorio comunale, peraltro, spingeva verso una politica di scioglimento dei diritti promiscui su tali terre, che provocò una serie di liti fra l'amministrazione locale e, principalmente, gli eredi del principe di Paternò, che si conclusero, nel 1845, con il definitivo riconoscimento del demanio comunale. Quest'ultimo venne successivamente suddiviso in lotti ed assegnato, previo pagamento di un censo, secondo modalità che contraddicevano in gran parte l'espresso dettato della legge al riguardo del 1839, che prevedeva la quotizzazione delle terre demaniali in favore dei meno abbienti. Ne derivò una forte conflittualità sociale, che perdurò fino agli anni cinquanta del XX secolo, quando le continue rivendicazioni contadine si conclusero con l'assegnazione di alcune terre rimaste, fino ad allora, al demanio. Biancavilla oggi è un importante centro di produzione e commercio di mandorle, uva, agrumi, mele ortaggi e fichi d'India. Estesi sono i boschi ed i pascoli permanenti. Aziende artigiane operano nei settori alimentari, del vestiario, del mobilio, dei materiali da costruzione.