Villalba
è un piccolo paese nel centro della Sicilia nella provincia di
Caltanissetta. Come altri paesi di questa zona è sorto nel cuore
del feudo intorno alla fattoria padronale. ll paese, in sensibile pendio,
sta a specchio delle Madonie che si innalzano al di là di Polizzi
Generosa. Tutto attorno alle case spazia l'occhio sulle terre del feudo
Miccichè.
Micciché a nome arabo (Mikiken) e il feudo è menzionato
con suo nome originario in un diploma del 1175, con il quale, dirimendo
una controversia tra il vescovo di Cefalù e la nobildonna Lucia
Cammarata, si riconosceva a quest'ultima la signoria del feudo. Si giungeva
allora al feudo di Mikiken o dalla trazzera che da Karsa Nube (oggi
Castronovo) e Rakalsacca (pietre Cadute) porta verso l'alveo del fiume
Platani, fino a Racalmincer (Regalmici), da dove per la trazzera di
Yale (Alia) per Kassaro o baronia di fontana Murata, fino al feudo di
Rakalial, oggi Regaliali.
Le due strade, a forma di ipsilon, si congiungevano al casale di Mikiken,
e ancora oggi si congiungono a Villalba, perché le odierne strade
sono state ricavate sulle tracce delle antiche trazzere: da Villalba,
per i feudi di Turrumè, Tudia, Kibbò, Xirbi si giungeva
e si giunge tuttora a Kalata-Nissa, l'odierna Caltanissetta.
Secondo le attendibili notizie fornite dallo storico nisseno Giovanni
Mule Bertolo, il primo signore che popolò le terre di Micciché,
estese 1900 salme (4250 ettari circa), fu don Nicolò Palmeri
Calafato, il quale acquistò la baronia da Domenico Cor-vino Caccamo,
barone di Villanova.
Le prime case del paese vennero costruite nel 1763 e le carte più
antiche dell'archivio parrocchiale, circa nascite e morti sono dell'anno
1785
Nel censimento del 1795 il paese di Villalba e popolato da 1018 abitanti,
saliti a 4380 nel 1898.
Unica risorsa del paese e l'agricoltura, che i villalbesi esercitano
anche nei feudi di Vicaretto, Belice, Centosalme, Casabella, Mattarello
e Chiapparia, in prevalenza come braccianti o mezzadri.
Nel 1848, ancora in occasione del moto rivoluzionario di Palermo, i
contadini di Villalba insorsero al grido di "viva Villalba; viva
Palermo e viva Pio IX". Vennero date alle fiamme le carte del regio
giudice e si tentò invano di bruciare i contratti di mezzadria
del feudo Micciché depositati nell'archivio di un notaio locale.
I moti furono soffocati nel sangue. L'anno 1849 registra ben 19 contadini
morti ammazzati nelle campagne di Villalba a opera di ignoti.
Nel 1860 manipoli di Villalbesi si aggregarono ai mille di Garibaldi.