San Cataldo venne edificata sul territorio del vecchio Casale Caliruni,
costituito da nove ex feudi. La licentia aedificanti è datata
18 luglio 1607 e fu concessa dal Re di Sicilia Filippo III al Barone
Nicolò Galletti, figlio di Lancellotto e Violanta de Jaen.
La registrazione ufficiale del Decreto di edificazione venne sottoscritta
però solo nel 1610 per cui tutti gli atti ufficiali relativi
alla data di fondazione della Città si riferiscono a quell'anno.
Con la caduta di Napoleone, Ferdinando di Borbone annesse la Sicilia
a Napoli fondando così il Regno delle due Sicilie. Così
con i carbonari napoletani, i siciliani diedero vita ai moti del 1820-21
e la città di San Cataldo fu tra le poche in Sicilia che aderì
con spirito libertario a questo movimento anti Borbonico. È da
rilevare che successivamente tale scelta fu determinante ad incrinare
i rapporti fino ad allora ottimi con la vicina Caltanissetta, in quanto
quest'ultima, filo-Borbonica, per le agevolazioni ricevute non solo
non si schierò a favore dei moti, ma li osteggiò sino
ad entrare in guerra con San Cataldo.
I moti furono successivamente soffocati dall'intervento di truppe Borboniche
e la Città di San Cataldo subì l'onta delle Proscrizioni
e delle condanne alla forca. Momento determinante per la storia della
città fu l'adesione totale ed immediata ai moti rivoluzionari
del 1848 dando un contributo di uomini e denaro. Con Decreto 18 settembre
1865 Vittorio Emanuele II conferì al Comune di San Cataldo il
titolo di Città. Da rilevare inoltre che San Cataldo fu uno dei
pochi comuni della provincia di Caltanissetta che in occasione del referendum
del 1948 sulla forma di Governo, votò a maggioranza per lo stato
Repubblicano.
Il Comune ha avuto nel corso della sua storia alterne fortune legate
ai momenti di sviluppo e di crisi delle attività estrattive,
(zolfo e salgemma), uniche fonti di benessere insieme con l'agricoltura.
Intorno al 1950 il Paese soffre il crollo di suddette attività
ed assiste impotente alla più grande ondata di emigrazione della
sua storia. Solo la quasi contemporanea nascita della piccola e media
industria ne limita le conseguenze.