Grotte, Agrigento, Città del Bio

“l’agricoltura biologica per lo sviluppo del territorio”
Alaimo Di loro: “ai Comuni il compito di recuperare i ritardi della Sicilia rispetto allo sviluppo del mercato locale.
L’agricoltura biologica, Il decreto sui mercati contadini e i nuovi fondi strutturali, se bene utilizzati potranno consentire di salvare agricoltore e il consumatore
 
            I ritardi che la Sicilia ha accumulato in questi anni , rispetto alla messa in atto una strategia adeguata per lo sviluppo del mercato locale e del mercato  interno a partire dal circuito delle mense biologiche e della ristorazione collettiva, possono e debbono essere colmati dalle  amministrazioni locali – Comuni e provincia Regionale – che dovranno attribuire  la massima priorità allo sviluppo dei temi direttamente connessi allo sviluppo dell’economica locale”.
           Malgrado la  Sicilia, infatti, può annoverarsi tra le regioni con le più ampie basi produttive biologiche , come attestano i numeri del comparto: 8.043 aziende di produzione per 170.660 ettari investiti e 466 preparatori (dati Assessorato regionale Agricoltura e Foreste, anno 2005), collocandosi  ai primi posti in Italia ed in Europa,  si verifica che quote significative di prodotti biologici vengano distribuite sul mercato convenzionale a prezzi assolutamente non retributivi. Di contro i consumatori sono costretti a pagare prezzi sempre piu’ alti al consumo. L’anomalia sta nella mancata strutturazione del territorio, il quale non riesce per una serie di motivazioni anche di tipo politico a non valorizzare a sufficienza il mercato locale, che in Sicilia, ricordiamolo è rappresentato da oltre 5 milioni e mezzo di consumatori .    Oggi “esistono anche gli strumenti normativi e possibilità di contributo in tal senso”. Ci riferiamo al decreto Decreto di attuazione dell’articolo 1, comma 1065, della legge 27 dicembre 2006 e al nuovo il nuovo psr Sicilia.
        La normativa nazionale  introduce la possibilità di autorizzare nei comuni  i mercati contadini (“market farmes”) – luoghi dove gli agricoltori possono vendere direttamente i propri prodotti. Cio’ consente di ridurre la filiera e consentire un diretto vantaggio sia per il produttore che per il consumatore. Laddove sperimentato infatti, si è riscontrato una riduzione di prezzo sino al 30%.
        Altre forme di filiera corta, quale gli spacci consortili e i GAS (Gruppi di Acquisto Solidali), modelli ormai consolidati di commercializzazione e di consumo che laddove utilizzati creano vera economia e sollievo ai consumatori . Proprio oggi che il “caro vita” ha raggiunto livelli intollerabili.
        L’agricoltura biologica, vista nell’ottica di AIAB , quale attività organizzata  e assistita dai necessari servizi tecnici e organizzativi, a detta anche dei produttori che la praticano, alle nostre condizioni ambientali e pedo-climatiche fortemente vocate, consente di ridurre notevolmente i costi di produzione perché libera dalle “diseconomie” del mercato dei mezzi di produzione, a tutto  vantaggio dell’azienda. La filiera corta offre tra l’altro la possibilità di ridurre i costi di trasporto e consente la massima ricaduta economica sul territorio, implementando di fatto le reti di sviluppo locale. Non ultimo qualifica i territori, oggi che finalmente si inizia timidamente a parlare di agenda 21 locale, la procedura attraverso cui i Comuni possono contribuire ad orientare lo sviluppo dei propri territori nella direzione dell’uso sostenibile delle risorse. L’agricoltura biologica, in quanto metodo e modello di sostenibilità ambientale applicata potrà certamente contribuire a realizzare  con passi concreti i necessari passaggi verso uno sviluppo autocentrato del territorio, libero dalle dipendenze spesso insostenibili del mercato e della globalizzazione.
 
Calogero Alaimo Di Loro
  Esecutivo Federale AIAB
l.alaimo@aiab.it  347 250 4840

          

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