SCILLA E CARIDDI
Un altro esempio del costume di personificare
le forze della natura in personaggi ideali, furono le figure di Scilla e
Cariddi. Scilla, dal lato calabro, e Cariddi dal lato siculo, furono
rappresentati dal mito greco come due mostri che terrorizzavano i naviganti al
loro passaggio. Scilla (colei che dilania), e Cariddi (colei che risucchia),
rappresentavano per i greci le forze distruttrici del mare. Un tempo Scilla era
conosciuta come una bellissima donna, figlia di Ecate, la quale fu poi
trasformata in un orrendo mostro di forma canina, dalle sei orrende teste e
dalle dodici zampe. Cariddi, figlia di Poseidone e della Madre Terra, era
considerata come una donna vorace, che Giove scagliò sulla terra insieme
ad un fulmine: ella era usa bere enormi quantità di acqua che poi
ributtava in mare.Queste due divinità, pur essendo state localizzate tra
le due rive dello stretto di Messina, dove le coste sono più vicine,
furono intese in senso lato a rappresentare i pericoli del mare dove questo
è ristretto dalla presenza delle terre. Un altro fenomeno notato dagli
antichi era quello che, fu chiamato "Fata Morgana" (costei, sorella di
re Artu’ ed allieva del Mago Merlino, fu un personaggio dei romanzi
cavallereschi). L’evaporizzazione provocata dal surriscaldamento
dell’acqua del mare, nelle calde giornate d’estate, (particolarmente
quando l’acqua dello stretto appare calma) produce foschie, facili a
creare immagini di ombre vaganti. Furono proprio queste foschie che facevano
"vedere" ai Greci, dalla costa calabra, schiere di uomini erranti
sulla costa sicula,a far nascere il mito della Fata
Morgana.