ACI E GALATEA
la ricchezza di sorgenti d’acqua dolce
nella zona etnea, venne dai Greci spiegata con il mito di Aci e Galatea. Aci,
era un pastorello che viveva, pascolando il suo gregge, lungo i pendii
dell’Etna. Di lui era innamorata la bella Galatea che aveva respinto le
proposte amorose di Polifemo. Questi, accortosi delle preferenze date da Galatea
al pastorello Aci, uccide il suo rivale, nella speranza di conquistare la bella
Galatea, una volta eliminato il suo concorrente! Ma, ahimè, l’amore
di Galatea per il suo Aci continua sino a dopo la sua morte, lasciando Polifemo
sconsolato. La bianca Nereide, sconsolata, con l’aiuto degli dèi,
trasforma il corpo morto di Aci in sorgive di acqua dolce, che scivolano
giù, lungo i pendii dell’Etna, mormorando suoni melanconici di
struggente nostalgia. Non lontani dalla costa, vicino la località
chiamata oggi "Capo Molini", in un luogo poco accessibile da terra e
più facilmente dal mare, esiste una piccola sorgiva ferruginosa chiamata
dalla gente locale "il sangue di Aci" per il suo colore rossastro.
Notare quale soave spiritualità pervade questa storia che non spiega
nient’altro che un fenomeno geologico. Nella località chiamata oggi
"Capo Molini" esistette un modesto villaggio chiamato, in memoria del
pastorello del mito greco, Aci. Nell’XI° sec. d.c.d.C.D.C. un
terremoto distrusse il villaggio, provocando l’esodo dei sopravvissuti, i
quali fondarono altri centri nei dintorni.In memoria del nome della loro
città d’origine, i profughi vollero chiamare i nuovi centri col
nome di Aci, al quale fu aggiunto in seguito un appellativo per distinguere un
villaggio dall’altro: così Aci Castello (per un castello costruito
su di un faraglione prodotto da un’eruzione sottomarina che poi fu
raggiunto da una colata lavica nell’XI sec., trasformandolo in un
promontorio); Acitrezza (per la presenza di tre faraglioni antistanti il Paese);
Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Aci S. Antonimo, Aci Platani, Aci Sanfilippo.