Agrigento, la città

Agrigento Valle dei Templi
Dei nove capoluoghi di provincia della Sicilia, tre si trovano nell’interno e si reggono esclusivamente sull’agricoltura, cinque sono sulla costa e mantengono con gli altri porti del Mediterraneo proficui scambi commerciali; soltanto Agrigento non presenta un preciso carattere agricolo o marittimo.
Arrivandovi dalla strada costiera, la città propone, con la vista dei templi, la sua immagine classica a tutti nota, quella stessa che indusse Pindaro a definirla “la città più dei mortali”; raggiungendola invece da Caltanissetta, ci si imbatte subito nella recente, caotica espansione edilizia e quasi si ignora la presenza del nucleo urbano medioevale sulla collina, a ovest della piazza centrale. Guardando Agrigento dalla collina dei Templi, le moderne palazzine che fanno da sfondo ai vuoti delle colonne lascerebbero pensare a un massiccio sviluppo nel tempo attuale, magari come logica continuazione dell’antica magnificenza. Esiste invece una netta cesura fra la città odierna e quella del passato: la prima è distratta e sopita in una realtà meno che provinciale, tagliata fuori dai grandi circuiti viari siciliani e quindi rinchiusa in se stessa; la seconda, come per miracolo conservatasi alla nostra ammirazione, trasmette ancora la sua vocazione ad aprirsi verso l’esterno. Ma la censura, oltre che spazio-temporale, è anche culturale, quella stessa descritta con disagio da Pirandello e denunciata con violenza da Sciascia.
Il territorio agrigento è abitato fin dalla preistoria, come attestano i ritrovamenti della stazione eneolitica di Serraferlicchio, mentre i primi segni della presenza greca risalgono al VII secolo a.C., anche se solo nel 581 a.C. i gelesi, insieme a un gruppo di greci della madrepatria , fondano “Akragas” – fu una delle ultime colonie greche della Sicilia – collocandola a metà strada fra Gela e Selinunte a controllo della costa rivolta all’Africa. A 100 anni dalla fondazione, Aragas conta circa 200 mila abitanti, fra cui molti illustri uomini di pensiero, d’arte e di scienza (basta ricordare Empedocle), e vede l’edificazione quasi contemporanea degli splendidi templi sulla collina meridionale.
I romani insediatisi stabilmente a partire dal 210 a.C., la ribattezzano “Agrigentum” e danno nuovo impulso all’agricoltura e al commercio, gettando le basi dell’importante centro di scambi che sarebbe divenuta nel periodo bizantino. Verso la fine del VII secolo gli abitanti abbandonano le residenze a valle per trasferirsi sulla collina dell’acropoli, in un processo migratorio di massa di cui ancora non è dato fornire una spiegazione pienamente attendibile. Tale insediamento costituisce il nucleo di partenza per l’edificazione della città araba, già dal IX secolo proclama capitale dei berberi di Sicilia col nome di “Gergenti”. L’XI secolo vede, con l’arrivo dei normanni – che non ostacololano, anzi favoriscono gli scambi commerciali col Nord Africa – la riaffermazione del ruolo di Girgenti all’interno della Sicilia e nel controllo del braccio di mare fra questa e l’Africa. La conseguente crescita del borgo viene arrestata dallo spopolamento causato dalla fondazione di numerosi centri agricoli nell’entroterra, avviata nel XV secolo sino al XVIII.
Dalla rupe Atenea lo spettacolo dei templi, con il mare sullo sfondo, è uno dei più suggestivi dell’isola; in questo scenario, unico al mondo e arricchito dalla precoce fioritura dei mandorli nella valle, si svolge nella prima decade di febbraio la “Sagra del mandorlo in fiore“, rito celebrativo dell’inizio della primavera.

Stemma di Agrigento Comune di Agrigento
Provincia Regionale di Agrigento
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